scuola dedicata a Paolo Giovanni Quattrini

La scuola è ispirata agli insegnamenti ad indirizzo fenomenologico esistenziale di Paolo Giovanni Quattrini, filosofo, psicologo, psicoterapeuta della Gestalt, direttore dell’IGF, didatta e supervisore ordinario della FISIG, socio fondatore dell’AICO, ma sopra tutto amico caro, uomo straordinario fonte continua di ispirazione e speranza, guida sicura e amorevole di “coloro che attraversano il buio della notte ”

“Quando viene la notte,
io sto sulla scala e ascolto,
le stelle sciamano in giardino
ed io sto nel buio.
Senti, una stella è caduta risuonando!”

– Le stelle – (Edith Irene Sodergran)

Grazie a quel tempo senza tempo, seduto naso in su ,sotto un cielo stellato assieme agli amici di sempre, anime gentili in cerca di quell’ invisibile immensità dentro e fuori di noi

La fenomenologia, il cui padre possiamo indicare in Edmund Husserl, con i concetti di “fenomeno”, “intenzionalità” e “erlebnis” (esperienza vissuta) pone le basi culturali e di pensiero per un qualsiasi colloquio che si voglia dire efficace e direzionato ad uno scambio profondo.

Lo studio della fenomenologia è strettamente correlato alla teoria della percezione, che indaga la natura, le caratteristiche formali ed il contenuto dei fenomeni percettivi, conducendoci a cercare una risposta a domande quali: “Cosa vedo?” ovvero “quello che percepisco del problema che vivo è proprio così come lo vedo? “Questo fenomeno che sto percependo lo sto vedendo bene, gli sto dando il nome adeguato, la giusta titolazione”?

Il passo successivo porta ad individuare – usando le parole di Peter Levine – il “felt sense” (la sensazione significativa) che emerge a livello corporeo, sensoriale ed emotivo.

“Quello che vedo e che ho visto, a cui ho appena dato un nome, che ha prodotto la mia unica e personale «esperienza vissuta» (erlebnis), che sensazioni ed emozioni mi procura? Ma essere in grado di sentire e riconoscere ciò che si sente non è sufficiente a fare della vita un’opera d’arte, degna di essere vissuta.

“Quello che vedo e che ho visto, a cui ho appena dato un nome, che ha prodotto la mia unica e personale «esperienza vissuta» (erlebnis), che sensazioni ed emozioni mi procura? Ma essere in grado di sentire e riconoscere ciò che si sente non è sufficiente a fare della vita un’opera d’arte, degna di essere vissuta. Dopo “che ho visto” e compreso “l’effetto che mi fa quello che ho visto” devo essere in grado di capire se quello che ho esperito “mi piace oppure no”.

Solo dopo aver sperimentato il gusto di quel vissuto, averlo sentito senza i filtri del pensiero e del giudizio, diventa possibile porre la domanda tanto cara agli esistenzialisti, una domanda a cui è sempre impegnativo dare una risposta: “a questo punto cosa voglio farci con tutto questo? La domanda può aprire abissi profondi ma anche panorami vasti e orizzonti nuovi che vanno sostenuti dal counselor con una visione ed una tecnica precisa, empatia e grande gentilezza. Quest’ultima parte del percorso prende spunto e si appoggia sulle riflessioni della corrente esistenzialista, dalle speculazioni di due grandi filosofi del 1800 come Arthur Schopenhauer e Soren Kierkegaard ma i cui due padri “moderni” più famosi sono senz’altro J.Paul Sartre e Martin Heidegger.

scuola di counselling

La Scuola di counselling dell’Associazione di Promozione Sociale Dentro la Gestalt si struttura su tre anni, con la possibilità di aggiungere un quarto anno e diplomarsi anche Arte Terapeuti.

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